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sabato 22 settembre 2012

Trofei Umani - part 2

Scalpo steso su telaio - zona delle Pianure-
La mutilazione dei nemici morti è spesso menzionata nei resoconti storici e etnostorici dello stato di guerra delle pianure. L'usanza di scalpare era la più comune forma di mutilazione, sul cui significato si è molto scritto. Uno scalpo era riconosciuto semplicemente come un trofeo, "un emblema di vittoria" da riportare al villaggio per danzarlo e gioire ancora" (Grinnell)
Altre parti del corpo servivano al medesimo scopo. Al ritorno da una spedizione di guerra gli scalpi ed altre parti del corpo prese come trofei erano preparate dalle donne per i festeggiamenti della vittoria ottenuta. Presentandosene l'opportunità anche le donne rivestivano un ruolo attivo nella mutilazione dei nemici morti. Eastman descrive una donna Sioux che "tagliò le mani ed i piedi di un qualche piccolo bambino Chippewa. e iniziò a lavorarli e cucirli per un necklace".
Trofeo con perline, denti d'alce e metacarpi umani - Crow
"l'azione delle donne anziane di evirare il corpo morto dei nemici maschi è ben documentata negli scritti di altri attenti osservatori dello stato di guerra degli Indiani delle Pianure a partire dal 1790. Jean-Baptiste Truteau, un esperto commerciante Francese e attento osservatore delle tribù del Middle Missouri, ha descritto le furiose mutilazioni dei nemici morti da parte delle donne anziane: "Ho visto queste vecchie furie... tagliare via le mani e le parti virili dei nemici morti, mettersele attorno al collo o alle orecchie e danzare con esse davanti a tutti gli ingressi delle tende del villaggio" (Ewers 1997).
...Gli Assiniboine (Kennedy 1972), i Blackfeet (Ewers 1958), gli Cheyenne (Bourke 1892, Powell 1969), i Cree (Ewers 1958), i Crow (Ewers 1958; Denig 1930:491; Ruger 1888), i Pawnee (Grinnell 1923), i Sioux (Carrington 1896; Eastman 1849; Goodrich 1997; Marquis 1986) e gli Ute (Hamilton 1907) sono tutte tribù di cui sono stati riportati casi di taglio delle mani dei nemici durante le ostilità. 
Edward Denig, un commerciante nelle Pianure settentrionali durante la metà del 19° secolo, aveva molti buoni contatti con gli Indiani delle Pianure e scrisse sulla mutilazione di parti del corpo:
“ Non c’è alcun motivo religioso dietro il compimento di questi atti, e essi non sono fatti nella prospettiva di placare l’animo degli amici morti o come un sacrificio al Grande Mistero; niente nelle loro parole e azioni in queste situazioni fa pensare a qualcosa del genere; invece tutto ciò è solo insulto verso il nemico morto, e gloria selvaggia e vendetta per soddisfare se stessi”.
Nel Nord Ovest Lewis e Clark furono sorpresi nello scoprire l’uso del taglio della mano e del conservare le dita come trofei da parte di un gruppo Chinookan sul Columbia River, vicino Dalles. 
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The mutilation of dead enemies is often mentioned in historical and ethnohistorian  stories about the Plains state of war. The practice of scalping was the most common form of mutilation, the meaning of which was written a lot about. A scalp was recognized simply as a trophy, "an emblem of victory" to return to the village to enjoy and dance it yet "(Grinnell)
Other body parts were used for the same purpose. Upon returning from a military expedition scalps and other body parts as trophies were taken by women and prepared for the celebration of the victory. Whenthere was the opportunity even the women played an active role in the mutilation of dead enemies. Eastman describes a Sioux woman who "cut off the hands and feet of some small child Chippewa children and began to work them and sew them to a necklace."
"The action of older women to emasculate the dead body of the enemy males is well documented in the writings of other keen observers of the state of war of the Plains Indians from 1790. Truteau Jean-Baptiste, a French merchant and expert observer of tribes of the Middle Missouri, described the furious mutilation of dead enemies by older women: "I saw these old mad ... cutting off hands and parts of dead enemies manly, to stretch herself around the neck or ears and dance with them in front of all the entrances to the tents of the village "(Ewers 1997).
The Assiniboine ... (Kennedy 1972), the Blackfeet (Ewers 1958), the Cheyenne (Bourke 1892, Powell 1969), the Cree (Ewers 1958), The Crow (Ewers 1958; Denig 1930:491; Ruger 1888), the Pawnee (Grinnell 1923), the Sioux (Carrington 1896, Eastman 1849, Goodrich 1997, Marquis 1986) and Ute (Hamilton 1907) are all tribes of which have been reported to cut the hands of the enemy during hostilities.
Edward Denig, a trader in the northern Plains during the mid-19th century, had many good contacts with the Plains Indians and wrote on the mutilation of body parts:
"There is no religious reason behind the performance of such acts, and they are not made with a view to appease the souls of dead friends or as a sacrifice to the Great Mystery, nothing in their words and actions in these situations suggests something like that, instead everything is just insult to the dead enemy, and wild glory and revenge to suit themselves. "
In the North West Lewis and Clark were surprised to discover the use of the cutting off of hands and keep your fingers as trophies by a group Chinookan on the Columbia River, near Dalles.

radiografia di un trofeo/necklace Apache


sabato 3 marzo 2012

Ancora Ornamenti

Running Face e Little Bull- Mandan- ed i loro ricchi ornamenti
Alcuni passaggi nella preparazione di un "necklace". Delle strisce di pelle conciata al cervello sono fatte passare in due spaziatori realizzati con pelle di bisonte grezza. Ho poi aggiunto delle perle in ottone e avvolto le strisce con perline nei vecchi colori prodotte ad inizio 900. L'originale del necklace appartiene alla collezione Linderman ed è  ora esposto presso il museo della Northwest Montana Historical Society
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Some steps in the making of a necklace. Three strips of brain tanned hide are passed through two spacers made ​​of buffalo raw hide. I then added some brass beads and wrapped the hide strips with old colors seed beads, these beads were made at the beginning of 900s. The original necklace belongs to the Linderman collection and is now on display at the Northwest Montana Historical Society museum.


L'originale conservato nella collezione Linderman
e la mia replica





mercoledì 3 agosto 2011

Iniskim, la Roccia che Chiamò il Bisonte


Una tradizione Blackfoot: 

"Anche se la nostra gente aveva iniziato a vivere nel modo in cui i Makoyi (i lupi) ci avevano mostrato, la vita era ancora molto dura ed il popolo soffriva spesso la fame. Un giorno Iinii (il Bisonte) ebbe pietà della nostra gente.  Fu così che una donna chiamata Donnola, mente stava raccogliendo l'acqua da un fiume vicino il campo,  sentì qualcosa chiamarla dai cespugli. Guardando meglio scoprì che a parlarle era una pietra. La pietra le spiegò come essa stessa potesse essere usata in una cerimonia che avrebbe attirato i bisonti verso un pisskan (dirupo dal quale erano fatti cadere giù). Donnola prese Iniskim, la Pietra che Chiama il Bisonte, e la portò al campo. La donna raccontò ai leaders spirituali della cerimonia per chiamare i bisonti. Il popolo seguì le sue istruzioni e presto ebbe una grande quantità di carne per nutrirsi e nuove pelli per le sue tende. Ci sono molti Iniskim nella Prateria. Molte persone li conservano ancora in involucri sacri. Noi invochiamo l'Iniskim perchè ci aiuti ad avere successo nella vita".

L'Iniskim è una pietra fossile (Ammolite) la cui forma ricorda un bisonte.

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 "Although our people began to live as Makoyi (wolves) had shown them, life was still very hard and the people were often hungry. One day Iinii (buffalo) took pity on our people.  A lady named Weasel Woman was collecting water from a river near her camp when she heard something calling to her from the bushes. When she looked closer, she found a stone that spoke to her. The stone explained how it could be used in a ceremony that would call the buffalo towards a pisskan (buffalo jump). Weasel Woman took the Iniskim, the buffalo calling stone, back to camp. She told the spiritual leaders about the ceremony to call the buffalo. The people followed her instructions and soon they had plenty of meat and many hides for new lodge covers.  There are numerous Iniskim on the prairies. Many people still keep them as sacred bundles. We call on iniskim to help us have successful lives".

The Iniskim is a fossil stone (Ammolite) whose shape resembles a buffalo.

Una borsa da me realizzata per la mia Iniskim

a bag I made for my Iniskim, a gift from a very dear friend



sabato 23 luglio 2011

La Memoria Al Petto

Amuleto proveniente dalle Pianure del Nord

forma "a diamante"

Un mio amuleto "a diamante" . E' realizzato con pelle a concia Indiana, ermellino, perline seme di inizio '900, perle "Prosser" e in ottone. Ho realizzato il motivo al centro pensando ad una amica.

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A fetish I made in a "diamond" shape. It's made with brain tanned hide, ermine strips, old seed beads, "Prosser" beads and brass beads. I had a friend in mind when I made it.



sabato 7 maggio 2011

A Song for the Horse Nation

Set completo nello stile del Plateau -opera di Angela Swedberg-

Il nome del modello nella foto è Cappy

La storia del rapporto fra i popoli Nativi ed il cavallo è una delle più grandi saghe nella storia del contatto fra uomo e mondo  animale. I Nativi avevano tradizionalmente rispettato gli animali come creature con cui condividere un destino comune. Quando gli Indiani americani incontrarono il cavallo, che qualche tribù definì "Horse Nation", essi trovarono un compagno completo, capace di ispirare ed essere utile in tempo di pace ed intrepido in tempo di guerra. Il cavallo trasformò la vita dei Nativi e divenne una parte centrale di molte delle culture tribali.     Durante l'800 l'abilità dei cavalieri Indiani divenne leggendaria e la sopravvivenza di molti popoli Nativi, specialmente nelle Pianure, dipendeva dal cavallo. I popoli Nativi resero omaggio al nuovo compagno incorporandolo nella loro vita spirituale e culturale e creando arte che onorava il suo coraggio e la sua grazia. I giorni di gloria della cultura del cavallo furono brillanti ma brevi, durando poco più di un secolo. Il legame fra Indiani americani ed la Horse Nation è rimasto però forte attraverso le generazioni.

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The story of the relationship of Native peoples and horses is one of the great sagas of human contact with the animal world. Native peoples have traditionally regarded the animals in our lives as fellow creatures with which a common destiny is shared. When American Indians encountered horses—which some tribes call the Horse Nation—they found an ally, inspiring and useful in times of peace, and intrepid in times of war. Horses transformed Native life and became a central part of many tribal cultures.
By the 1800s, American Indian horsemanship was legendary, and the survival of many Native peoples, especially on the Great Plains, depended on horses. Native peoples paid homage to horses by incorporating them into their cultural and spiritual lives, and by creating art that honored the bravery and grace of the horse.  The glory days of the horse culture were brilliant but brief, lasting just over a century. The bond between American Indians and the Horse Nation, however, has remained strong through the generations.

una mia Horse Medicine


mercoledì 23 giugno 2010

Tessitura al telaio


Sopra: disegno di un telaio Ojibwa secondo Frances Densmore

Una delle tecniche tradizionali per la realizzazione di manufatti decorati con perline era quella che prevedeva l'uso di un telaio. Nelle sue forme più semplici (ed antiche) il telaio poteva essere un semplice ramo curvato ad arco a cui legare i fili oppure assumere la forma di una "cornice" realizzata con quattro rametti la cui lunghezza maggiore doveva essere di poco superiore a quella del pezzo da realizzare. Esistono poi dei telai prodotti commercialmente per questo scopo che semplificano notevolmente il lavoro, ma questi esulano dagli argomenti di cui voglio qui parlare. Per realizzare un rudimentale telaio per delle bande tessute a perline basta semplicemente inchiodare quattro assicelle di circa 3 cm di larghezza in modo da formare un rettangolo di circa 35 cm x 25. Stesso risultato si può avere usando una vecchia cornice di legno di quelle per le foto.  Su ogni lato più corto del telaio, sulla parte superiore, occorre poi fissare tanti chiodini quante sono i fili dell'ordito che si andrà a tessere, aggiungendone uno in più per ogni lato. In pratica se si vuole  fare ad esempio un bracciale, in cui per ogni fila orizzontale dovranno stare 10 perline, occorrerà fissare 12 piccoli chiodi. Si prende quindi un rocchetto di filo resistente, da impuntura o simile, e si fissa un capo al primo chiodo sulla sinistra, procedendo a stenderlo fino all'estremità opposta del telaio. Si risale poi continuando così fino alla fine. Occorre che i fili siano ben tesi. Ci si può anche aiutare con del nastro adesivo per fissare i fili saldamente sulle assicelle. Questo lavoro sarà l'ordito della tessitura.  Preparato l'ordito si riempie l'ago con 50/70 cm circa dello stesso filo e lo si lega al primo filo esterno dell'ordito, detto cimosa, in alto. Si infilano tante perline quante ne devono stare nella prima riga del disegno si spingono fino al capo annodato alla cimosa e si sistemano correttamente negli spazi fra i fili, filo e perline stanno sopra l'ordito. Fatto questo ago e filo vanno passati sotto l'ordito e infilati dentro la stessa fila di perline. Si continua così fino alla fine inserendo perline dei giusti colori secondo il disegno che si intende realizzare. Nel disegno si vede il metodo di tessitura dall'alto e frontalmente




queste sono invece due bande da me preparate al telaio per essere poi cucite su una giacca in pelle

domenica 13 giugno 2010

La Nazione del cavallo


Quando il cavallo si diffuse su larga scala in America, nel 1700, l'effetto fu immediato e drammatico. Le tribù poterono spostarsi più velocemente e cacciare il bisonte con molta più facilità. Le comunità ottennero il tempo necessario per sviluppare le loro arti e le loro filosofie. Il cavallo non ingrandì semplicemente il raggio di azione delle tribù delle Grandi Pianure, ma divenne esso stesso parte integrante di molte di quelle culture. Per questo motivo il cavallo venne celebrato nelle più svariate forme da quelle Nazioni. Per lui si preparavano maschere, ornamenti con migliaia di perline, era raffigurato in bastoni cerimoniali ed in amuleti da portare al collo, per avere sempre con se una parte di quello che era considerato il grande potere di quell'animale.
Il necklace a seguire è in uno stile storicamente diffuso fra Sioux, Cheyenne ed altri popoli delle Pianure.
Le stringhe che fanno da collana sono composte da due strisce di pelle di daino per ogni lato, lasciate in acqua, attorcigliate su loro stesse e poi fatte asciugare.
Il cavallo che fa da medaglione centrale è ricavato da un unico pezzo di pelle grezza. La pelle è stata dipinta con pigmenti minerali e colla animale. Al "medaglione" sono legati, con tendine animale, un sacchetto in daino, ricamato a perline e riempito con salvia e altre erbe, ed un anello di cuoio avvolto da perline. Pendono poi delle stringhe di perline chiuse da tre tin cones, sagomate a mano, e ciuffi di capelli.
La lunghezza totale del necklace è di circa 50 cm.