Una carrellata di foderi e coltelli Indiani, oggetti spesso molto elaborati di quell'arte.
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A roundup of Indian knive sheats, artworks often very elaborated.

Fodero Ojibwa -1880-
Nez Percé
Alcuni miei lavori
ORNAMENTI, ABBIGLIAMENTO, ARMI DEI NATIVI AMERICANI
Una carrellata di foderi e coltelli Indiani, oggetti spesso molto elaborati di quell'arte.
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A roundup of Indian knive sheats, artworks often very elaborated.

Fodero Ojibwa -1880-
Nez Percé
Alcuni miei lavori

Il commercio fra gli Indiani d'America era una attività molto importante. Con gli scambi si potevano ottenere beni che non era possibile trovare sulle proprie terre. Ogni popolo aveva i propri prodotti, che potevano essere alimenti, pelli lavorate o crude, capi di abbigliamento. Con l'arrivo dei bianchi e la costruzione dei primi avamposti (che furono all'inizio essenzialmente commerciali) questi commerci si moltiplicarono enormemente. "Goot Trade" era il modo in cui era pronunciata dai Nativi la frase "Good Trade", un "Buono Scambio".
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Trade between American Indians was a very important activity. With trade could be obtained goods which could not be found on their land. Every nation had its own products, which could be food, raw or processed hides, clothing. With the arrival of whites and the construction of the first outposts (which were essentially commercial at the beginning), these businesses increase enormously. "Goot Trade" was the way in which was pronounced by Natives the sentence "Good Trade", a "Good Exchange".

Cintura Navajo, metà del 1900
L'argento arrivò nel Sud-Ovest con mezzi diversi. Uno di essi furono gli ornamenti per cavalli provenienti dal Messico e dalla Spagna, a loro volta derivanti da quelli rinascimentali e medioevali. Anche gli Indiani delle Pianure - spesso vittime di raid di cavalli - ebbero un notevole influsso sulla metallurgia Navajo. Braccialetti di filo di rame, ottone o ferro sono stati tra i primi ornamenti di metallo indossati dagli indiani del Sud-Ovest. Molti di questi oggetti raggiunsero la regione nel 1700 grazie al commercio con gli indiani delle Pianure, che li avevano acquistati a loro volta dai commercianti di pellicce francesi. L'arrivo dell' argento nel Sud-Ovest coincise anche con un periodo di cambiamenti culturali molto importanti e sebbene non sia una forma d'arte indigena, l'argento divenne presto una parte notevole nella vita dei Navajo. Atsidi Sani (il vecchio Smith), è ritenuto il primo Navajo ad aver imparato l'arte della lavorazione dell'argento, apprendendola da un fabbro messicano già nel 1853. Sotto la guida di Atsidi Sani, i Navajo cominciarono a sperimentare con questo prezioso materiale. In quel periodo si era sviluppato un nuovo stile di vita: gli uomini, un tempo guerrieri, erano diventati pastori e, nel loro tempo libero, anche argentieri. Il cosiddetto periodo classico della oreficeria Navajo (1880-1900) fu un periodo molto prospero. Appresa l'arte, gli argentieri crearono pezzi esclusivamente per il proprio personale piacere. La situazione cambiò però nel 1900, quando la ferrovia portò i turisti a Santa Fe. Tale evento fece crescere la domanda di gioielli in argento ma si inizò a realizzarli in un peso più leggero, per mantenere relativamente bassi i prezzi. Indipendentemente dal fenomeno turistico comunque l'argento per i Navajo resta a tutt'oggi un simbolo di ricchezza e prestigio.
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Silver arrived to the Southwest via several means. One was in horse gear from Mexico and Spain, derived in turn from Renaissance and medieval times. Plains Indians - often the victims of Navajo horse raids - also had an important influence on Navajo metallurgy. Wire bracelets of copper, brass, or iron were among the earliest metal ornaments worn by the Southwestern Indians. Many of them reached the region in the 1700s through trade with Plains Indians, who had acquired them from French fur traders. The advent of silver in the Southwest coincided with a crucial period of cultural change. Although not an indigenous art form, silver was soon an important part of Navajo life.
Atsidi Sani (the Old Smith), the first Navajo credited with silversmithing, learned the craft from a Mexican smith as early as 1853. Under Atsidi Sani’s guidance, the Navajo began to experiment with silver. A new lifestyle evolved: warrior men became herders and, in their free time, silversmiths. The so-called Classic Period of Navajo silversmithing (1880-1900) was a prosperous time. The art mastered, silversmiths created pieces for their own joy. This changed in the early 1900s, when the Santa Fe railroad brought tourists and demand for light-weight silver jewelry. Regardless of the continuing tourist phenomenon, silver, for the Navajo, remains a symbol of wealth and prestige.
Alcuni passaggi nella realizzazione di una mia cintura. La fibbia è una antica originale Navajo, dono di una carissima amica e maestra.
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Some steps in the construction of a belt. The buckle is an original antique Navajo, a gift from a very dear friend and Teacher.



Rock medicine nello stile Crow
opera di Angela Swedberg
Fra i Nativi Americani esistevano diversi diti di "sacchetti" o involucri della medicina (medicine bundle), ed ogni nazione ne aveva di particolari. Come osserva Anna Maria Paoluzzi in una sua analisi sull'argomento:"Quelli che contengono rocce magiche sono forse i “medicine bundles” più diffusi tra i Crow; ad alcune di queste rocce veniva attribuito un potere sacro tale da porle sullo stesso livello, o a livello superiore, dei “medicine bundles” usati nella Danza del Sole. Il termine Apsaalooke "Bacoritse", roccia sacra o roccia magica viene in genere attribuito a tutte le rocce di forma particolare, in particolare ai fossili; il carattere sacro della roccia rimane comunque, anche se la roccia non presenta alcun potere magico. Quando un Crow si imbatte in una bacoritse, le rivolge una preghiera, invocando per sé fortuna, salute e felicità. Può anche raccoglierla, sperando in questo caso che la roccia stessa gli appaia in sogno. Se ciò capita, la roccia diventa “magica” e ne viene fatto un “medicine bundle”. In caso contrario, la roccia rimane comunque sacra, ma non le viene attribuito alcun potere particolare. Le visioni legate alle bacoritse possono presentarsi anche in forma umana: la persona apparsa è la personificazione della roccia stessa, oppure l’essere sovrannaturale si presenta reggendo in mano la bacoritse. Nella visione vengono rivelati anche altri dettagli: l’ubicazione esatta della roccia, il suo sesso, il rituale che ne deve accompagnare la scoperta , i suoi poteri e i tabù che il suo scopritore dovrà osservare per assicurarsene la maa’xpé. Al termine della visione, ci si dovrà immediatamente mettere alla ricerca della roccia, che verrà riconosciuta dal suo odore di sweet grass (nome botanico: Hierochloe odorata, ma rifiuto di usare l’orrida traduzione “avena odorata”) e osha (nome botanico:Ligusticum porteri). Le bacoritse possono essere di sesso maschile o femminile. Quelle femminili sono a forma d’uovo, oppure gastroliti o ammoniti fossili; le maschili sono sezioni fossili di baculiti, le rocce in cui si possono scorgere crepe che formano visi umani, o più genericamente le rocce a punta. Secondo gli Apsaalooke, se queste rocce vengono lasciate indisturbate, si accoppieranno e produrranno rocce più piccole, anche queste dotate di maa’xpé, il cui potere sarà proporzionale a quello già posseduto dalle rocce genitrici e che potrà eventualmente essere accresciuto dai successi del loro possessore. Le rocce “figlie” ereditano dai genitori anche i tabù ad esse connessi.Le bacoritse vengono ereditate dal figlio o dalla figlia più anziana del loro possessore; se questi non ha figli, l’involto con le rocce magiche viene passato al parente più prossimo con una cerimonia particolare e lo scambio di quattro doni. Se una donna sposata ha una visione che le attribuisce il possesso di una bacoritse, questa viene data al marito".
Il testo completo della analisi di Anna Maria Paoluzzi può essere consultato a questo indirizzo:
http://win.farwest.it/forum/topic.asp?TOPIC_ID=3778
Una "roccia della medicina" in forma d'orso da me realizzata

