domenica 25 luglio 2010

"Buona Medicina"



Borsa della medicina Mi'kmaq
ricavata dalla zampa di un orso

L'usanza di costruirsi e portare con sè una piccola borsa o un fagotto dove conservare amuleti personali era diffusa su tutto il territorio Nord Americano. Questi oggetti erano realizzati nei più disparati pellami (pelli di lontra, di cervo o anche di uccelli) e la scelta del tipo era determinata dalla "visione" che il suo artefice aveva avuto. Se nella sua esperienza mistica il guerriero aveva visto una gazza allora quella era la pelle che doveva usare per il suo sacchetto della medicina. Il contenuto invece era il più vario. Si trattava comunque sempre di oggetti o vegetali che avevano avuto un posto di rilievo nella visione avuta e che si riteneva avrebbero protetto chi li portava indosso.

Esistono nei musei alcune di queste borse della medicina con ancora il loro contenuto ma sono oggetti abbastanza rari da trovare sul mercato dell'antiquariato.

Il motivo è abbastanza semplice: la fede nella potenza dell'oggetto era tale che il suo proprietario non se ne sarebbe mai disfatto volontariamente. Basti dire che, nelle Pianure, un guerriero che avesse perso il proprio sacchetto (per esempio in battaglia) non poteva assolutamente realizzarne un altro. L'unico modo per essere ancora protetti da una "Buona medicina" era quello di sottrarre in una spedizione l'amuleto di un guerriero nemico.

Anche quando i missionari completarono la loro opera di evangelizzazione gli Indiani convertiti, pur accettando di non portare più indosso il proprio sacchetto, si rifiutavano categoricamente di darlo o venderlo a chicchessia e sceglievano invece sempre di seppellirlo in un posto conosciuto solo da loro.

un mio sacchetto delle medicina

venerdì 23 luglio 2010

Di là dalle montagne


Sopra: un magnifico abito femminile proveniente dalla zona del Plateau

insieme ad un ricco paio di orecchini di dentalium

Negli scambi commerciali fra le tribù che vivevano nella zona delle Grandi Pianure e tribù che abitavano la zona Nord Occidentale degli Stati uniti uno dei beni considerato come di maggior valore era la conchiglia del Dentalium. Il Dentalium è un mollusco che vive nelle acque costiere dell'Oceano Pacifico. Per la sua forma, che ben si prestava ad essere usata come elemento di decoro dell'abbigliamento o a creare ornamenti, questa specie di mollusco fu oggetto di serrati scambi sin da epoca protostorica, scambi durante i quali gli abitanti delle Pianure erano disposti a "pagare" prezzi altissimi per poche di queste conchiglie. Molti degli abitanti delle Pianure non avevano mai attraversato la catena delle Montagne Rocciose nè mai visto il mare. Parlando quindi della zona di origine di tali ornamenti si limitavano a dire che essi venivano "Di là dalle montagne" . Il valore di baratto di una manciata di dentalia all'inizio dell'800 era fissato in un buon cavallo ed ancora intorno al 1880 un commerciante, che aveva acquistato un vestito femminile Indiano interamente ricoperto di tali cochiglie, ricavò dalla vendita di metà delle stesse (che aveva provveduto a scucire dall'indumento) la somma astronomica per l'epoca di 4.000 dollari.

un mio paio di orecchini realizzato con divisori di pelle cruda

abalone e conchiglie di dentalium


domenica 4 luglio 2010

Le piste dell'arte


 Faretra e fodero per arco Nez Percè riccamente decorati
con i motivi geometrici tradizionali

Nel loro studio ormai classico sui decori a perline dal titolo "Crow Indian Beadwork" gli autori, W. Wildschut e J. C. Ewers, notavano i frequenti rapporti di scambio culturale avvenuti fra la Nazione Crow (o meglio Apsaaloke nella loro lingua) ed i popoli che abitavano le zone del Plateau, nel Nord est degli USA. Questi scambi erano prima di tutto commerciali, i prodotti raccolti sulla costa o coltivati sull'altopiano viaggiavano per migliaia di chilometri per raggiungere le Pianure dove sarebbero stati scambiati con pelli di bisonte, cavalli etc. Tutto questo cammino si traduceva poi in una influenza reciproca sui motivi e colori che erano riportati sui prodotti dell'artigianato. Caratteristica comune era l'uso di una vasta tavolozza di colori che andava dall'azzurro molto chiaro (usato spesso come sfondo) per passare al verde ed al blu scuro trasparenti, al giallo e così via. Un altro elemento comune ai due popoli era quello di ricreare, con l'uso del ricamo a perline, i disegni e gli elementi che componevano i decori anticamente dipinti sulle "Parfleche" (contenitori in pelle grezza) di cui avevo già detto. E così una serie di triangoli, spesso l'uno dentro l'altro, di fasce dove il colore procedeva in strisce diagonali andavano a comporre i ricchi manufatti di questi abili artigiani.

Un mio sacchetto della medicina nello stile del Plateau. L'originale da cui ho preso spunto è realizzato dalla famosa artista Angela Swedberg. Alcuni dei suoi lavori sul tema sono visibili a questo indirizzo: http://angelaswedberg.blogspot.com/2009/05/good-medicine.html

venerdì 2 luglio 2010

Giacche in pelle

Giacca Athabaskan

L'uso di decorare a perline, o con altre tecniche, si estese con il tempo anche a quei capi di abbigliamento propri dei bianchi. Soprattutto nei territori del Nord, dove il clima pungente richiedeva l'uso di indumenti più pesanti, si diffuse l'utilizzo di giacche (o cappotti) tagliate sulle uniformi degli eserciti Inglesi o Francesi lì stanziati. La materia prima usata era però la pelle, di cervo o di altri animali, conciata alla maniera indiana. Da questo incontro fra gli stili di due culture così diverse nacquero così capi di abbigliamento di particolare bellezza.

Sotto una giacca in pelle scamosciata su cui ho realizzato una semplice fascia a perline lungo le cuciture frontali e posteriori.


sabato 26 giugno 2010

Il Sogno dell'Alce



Amuleto in forma d'alce conservato al Peabody Museum
nella collezione "Lewis e Clark expedition"
(1804-1806)
L'alce, per le sue caratteristiche fisiche e per le sue abitudini, era considerato dai Nativi un animale legato al potere curativo ed a quello dell'amore e della passione.
Un "Elk dreamer", il Sognatore dell'Alce, era una persona che aveva visto nella sua personale visione l'alce e per ciò stesso aveva ricevuto il potere della sua medicina. Costui era particolarmente favorito nella ricerca di erbe mediche ed era in grado di procurare guarigioni. Se qualcuno aveva bisogno di un erba particolare per risolvere i propri problemi doveva consultare l'Elk Dreamer il quale poteva indicare quale fosse l'erba da usare e dove fosse possibile trovarla. 
Proprio per il doppio potere nascente dalla visione l'Elk Dreamer era anche consultato per i problemi di cuore, dato che la sua medicina riguardava anche la passione ed il desiderio. L'alce toro era, naturalmente, il suo animale totemico.
Un mio necklace con l'effige dell'alce
il pendente è tagliato da un pezzo di pelle grezza dipinta con pigmenti e colla animale
Le perle in legno della collana e le perline centrali sono di inizio '900

mercoledì 23 giugno 2010

Tessitura al telaio


Sopra: disegno di un telaio Ojibwa secondo Frances Densmore

Una delle tecniche tradizionali per la realizzazione di manufatti decorati con perline era quella che prevedeva l'uso di un telaio. Nelle sue forme più semplici (ed antiche) il telaio poteva essere un semplice ramo curvato ad arco a cui legare i fili oppure assumere la forma di una "cornice" realizzata con quattro rametti la cui lunghezza maggiore doveva essere di poco superiore a quella del pezzo da realizzare. Esistono poi dei telai prodotti commercialmente per questo scopo che semplificano notevolmente il lavoro, ma questi esulano dagli argomenti di cui voglio qui parlare. Per realizzare un rudimentale telaio per delle bande tessute a perline basta semplicemente inchiodare quattro assicelle di circa 3 cm di larghezza in modo da formare un rettangolo di circa 35 cm x 25. Stesso risultato si può avere usando una vecchia cornice di legno di quelle per le foto.  Su ogni lato più corto del telaio, sulla parte superiore, occorre poi fissare tanti chiodini quante sono i fili dell'ordito che si andrà a tessere, aggiungendone uno in più per ogni lato. In pratica se si vuole  fare ad esempio un bracciale, in cui per ogni fila orizzontale dovranno stare 10 perline, occorrerà fissare 12 piccoli chiodi. Si prende quindi un rocchetto di filo resistente, da impuntura o simile, e si fissa un capo al primo chiodo sulla sinistra, procedendo a stenderlo fino all'estremità opposta del telaio. Si risale poi continuando così fino alla fine. Occorre che i fili siano ben tesi. Ci si può anche aiutare con del nastro adesivo per fissare i fili saldamente sulle assicelle. Questo lavoro sarà l'ordito della tessitura.  Preparato l'ordito si riempie l'ago con 50/70 cm circa dello stesso filo e lo si lega al primo filo esterno dell'ordito, detto cimosa, in alto. Si infilano tante perline quante ne devono stare nella prima riga del disegno si spingono fino al capo annodato alla cimosa e si sistemano correttamente negli spazi fra i fili, filo e perline stanno sopra l'ordito. Fatto questo ago e filo vanno passati sotto l'ordito e infilati dentro la stessa fila di perline. Si continua così fino alla fine inserendo perline dei giusti colori secondo il disegno che si intende realizzare. Nel disegno si vede il metodo di tessitura dall'alto e frontalmente




queste sono invece due bande da me preparate al telaio per essere poi cucite su una giacca in pelle

domenica 20 giugno 2010

Fare un fodero nello stile dei Nativi americani


Sopra: un fodero Crow, ultimo quarto dell'800

Come è ovvio che sia i foderi per coltelli realizzati dai Nativi americani potevano essere divisi in due grandi tipologie. Da un lato vi erano oggetti finemente decorati, ricchi di perline, frange e di tutto ciò che poteva renderli simboli dello status del loro proprietario (o proprietaria). All'estremità opposta si trovavano i foderi (ma anche altri manufatti) di pura utilità, nei quali la funzione di protezione della lama del coltello era l'unica ragion d'essere dell'oggetto. La pelle conciata alla maniera Indiana ( o quella scamosciata in genere) mal si presta a contenere una lama. Durante il suo uso è possibile che il filo o la punta del coltello consumino la pelle stessa. Per questo motivo i foderi destinati ad un uso quotidiano erano realizzati in pelle grezza, materiale molto resistente ma, nel contempo, poco propenso a lasciarsi decorare con l'utilizzo di un ago. E' per questo motivo che si iniziarono a realizzare dei foderi che univano la resistenza della pelle grezza alla possibilità del decoro a perline dato dalla pelle conciata. Il fodero era così in realtà doppio: l'anima interna, in resistente cuoio, conteneva la lama senza usurarsi mentre la parte esterna, in pelle conciata, poteva essere decorata e frangiata secondo il proprio gusto. Nella foto a seguire è possibile vedere un mio fodero (già mostrato in precedenza) insieme ad una immagine dello stesso ancora "aperto". Come si nota l'interno contiene un altro fodero, stavolta in cuoio, che assicura massima resistenza all'insieme. Nella stessa immagine si può notare anche, accanto al passante intagliato a forma di "V", una piccola striscia di pelle bianca. L'uso di questa striscia è un accorgimento ulteriore, usato dagli artigiani, per proteggere dal filo della lama la cucitura laterale del fodero.