domenica 13 giugno 2010

La Nazione del cavallo


Quando il cavallo si diffuse su larga scala in America, nel 1700, l'effetto fu immediato e drammatico. Le tribù poterono spostarsi più velocemente e cacciare il bisonte con molta più facilità. Le comunità ottennero il tempo necessario per sviluppare le loro arti e le loro filosofie. Il cavallo non ingrandì semplicemente il raggio di azione delle tribù delle Grandi Pianure, ma divenne esso stesso parte integrante di molte di quelle culture. Per questo motivo il cavallo venne celebrato nelle più svariate forme da quelle Nazioni. Per lui si preparavano maschere, ornamenti con migliaia di perline, era raffigurato in bastoni cerimoniali ed in amuleti da portare al collo, per avere sempre con se una parte di quello che era considerato il grande potere di quell'animale.
Il necklace a seguire è in uno stile storicamente diffuso fra Sioux, Cheyenne ed altri popoli delle Pianure.
Le stringhe che fanno da collana sono composte da due strisce di pelle di daino per ogni lato, lasciate in acqua, attorcigliate su loro stesse e poi fatte asciugare.
Il cavallo che fa da medaglione centrale è ricavato da un unico pezzo di pelle grezza. La pelle è stata dipinta con pigmenti minerali e colla animale. Al "medaglione" sono legati, con tendine animale, un sacchetto in daino, ricamato a perline e riempito con salvia e altre erbe, ed un anello di cuoio avvolto da perline. Pendono poi delle stringhe di perline chiuse da tre tin cones, sagomate a mano, e ciuffi di capelli.
La lunghezza totale del necklace è di circa 50 cm.

domenica 6 giugno 2010

Borse da cintura


Come per ogni popolo, il vantaggio di avere gli oggetti di pronto utilizzo subito sotto mano era chiaro anche alle Prime Nazioni del Nord America. Da qui i molti modelli di borse da portare appese alla cintura dove poter riporre munizioni, documenti o quant'altro doveva essere portato con se.
In particolare, durante il periodo della riserva, alle tribù lì confinate il Governo americano garantiva un determinata quantità di cibo ed altri beni di prima necessità per ciascuna persona. Come avvenuto anche qui in Europa, la razione dovuta era calcolata sulla base di un apposito documento personale sul quale erano segnati, dettagliatamente, i beni dovuti al suo possessore. Gli agenti governativi per le riserve raccomandavano quindi ai singoli di tenere in grande considerazione il documento, dato che da esso sarebbe dipesa l'effettiva fornitura di beni, alimentari e non. Ecco che per conservare questa sorta di tessere nacquero le "Ration Pouch", piccole borse da tenere appese alla cintura da dove il documento poteva essere prontamente estratto e esibito.
Come per tutto l'artigianato di questi popoli ogni Nazione aveva la propria preferenza sia per le forme che per i decori scelti, e questo permette spesso di determinare esattamente la provenienza dei singoli pezzi arrivati fino a noi.

Una mia borsa da cintura con motivi floreali.

sabato 8 maggio 2010

Borse da caccia



Pur prediligendo personalmente i manufatti provenienti dalle Pianure e dal Plateau è da ammettersi come i popoli che abitavano le Woodlands avessero sviluppato uno stile loro ben preciso unito ad una elevata complessità nella sua realizzazione. Popoli quali gli Huron, i Delaware, gli Irochesi e la lega delle cinque Nazioni in generale, affinarono un artigianato estremamente complesso, spesso basato sulla tecnica del ricamo con gli aculei del porcospino, dove però ogni singolo lavoro era riccamente eseguito e dove i motivi di ispirazione floreale erano accompagnati da linee curve che sembrano inseguirsi l'un l'altra.
Lo stile di questi antichi pezzi è spesso influenzato dai tessuti e dai ricami dei coloni con cui per primi questi popoli vennero in contatto. Ho già raccontato di come alcune donne Ojibwa si recassero regolarmente nella chiesa della loro missione e vi rimanessero a lungo quasi tutti i giorni, nella meraviglia delle suore lì residenti. Il mistero fu chiarito quando le buone sorelle scoprirono che le donne della tribù si intrattenevano in chiesa per... ricopiare i ricami dei paramenti sacri, in modo da poterli poi riprodurre sui propri lavori. Da questa commistione vennero fuori manufatti molto elaborati, dove gli stilemi dell'arte sacra cristiana si mischiavano con il gusto dei popoli delle "Terre delle Foreste". La stessa pelle usata per i lavori era diversa da quella comune nelle Pianure, in quanto quasi sempre di colore scuro, perchè tinta con il mallo di noce. Uno degli oggetti su cui tale arte si esercitava era la "borsa da caccia". Erano borse in pelle destinate a contenere le munizioni necessarie e la selvaggina presa durante le battute di caccia appunto. Sembra che l'ispirazione per un tale tipo di borse sia venuta ai Nativi osservando le bandoliere portate dagli eserciti, inglesi e francesi, con i quali vennero in contatto. Seppur nate come strumento d'utilità questo tipo di borse a tracolla finirono per divenire oggetti sempre più elaborati e quasi identificativi di quelle culture.

Una mia borsa da caccia nello stile delle Woodlands







 



domenica 25 aprile 2010

FLAP SHEATH


Con il termine "Flap sheath" era definito un tipo particolare di fodero per coltello dotato di una chiusura completa in prossimità della sua parte superiore. Il coltello entrava cioè interamente nel fodero e la chiusura evitava possibilità di cadute del medesimo.
Dai manufatti conservati nei musei e nelle collezioni private, nonchè dagli stili di decoro e dai colori usati nella loro realizzazione, sembra certo che questo tipo particolare di custodia sia una esclusiva degli artigiani Crow, i quali ne realizzarono diversi esemplari - principalmente nel periodo da loro trascorso in riserva.
A seguire un flap sheath da me realizzato. Per i materiali ho usato cuoio, daino, panno di lana, filo da calzolaio incerato e tinto, perline in misura 11/0 e chiodi in ottone.
 





giovedì 1 aprile 2010

Tin cones

Uno degli ornamenti più spesso usati fra i popoli delle pianure erano i "tin cones". Come dice il nome si trattava di coni realizzati partendo da piccole lastre di ottone, ferro o alluminio (in tempi più recenti) piegate in quella forma. Spesso erano aggiunti dei ciuffi colorati all'interno, realizzati con crini di cavallo tinti di rosso. I popoli del nord del continente, dove la presenza del cavallo era meno diffusa, usavano fili di lana colorata. Anticamente questi pendenti erano realizzati con gli speroni dei cervi cacciati, a cui si aggiungeva il crine. I mercanti bianchi, al loro arrivo, iniziarono ad offrire questi sostituti in metallo che si diffusero velocemente. Erano usati per ornare i vestiti femminili (erano parte dei cosiddetti "Jingle dress" vestiti che risuonavano al muoversi dei coni stessi) ma anche i mocassini di alcune nazioni (Kiowa, Comanche, Cheyenne) e naturalmente anche per i foderi di coltello.

Un mio fodero nello stile delle Pianure ornato con tin cones










sabato 27 febbraio 2010

Parfleche


la pelle cruda, non conciata al cervello cioè, aveva mille utilizzi fra i nativi americani. Uno degli oggetti più comuni da trovare all'interno di un teepe erano le "Parfleche". Erano contenitori destinati a conservare indumenti, provviste e altri oggetti della vita quotidiana fra i popoli delle Pianure e del Plateau. Ne esisteva di diverse fogge a secondo dell'utilizzo: a busta, cioè con quattro falde che si ripiegavano su stesse, per la conservazione del pemmicam e di altre provviste; a forma di cilindro, per contenere i copricapi da guerra in piume d'aquila o a forma di vera e propria borsa, spesso con lunghe frange laterali, per gli indumenti. Come avveniva spesso fra queste genti ogni tribù aveva sviluppato una propria tavolozza di colori e di motivi che, dipinti sulle parfleche, servivano anche ad identificare le origini del proprietario. Per i colori erano usati pigmenti minerali che, essiccati e poi sbriciolati, erano mischiati con colla animale ed acqua. la pelle era inumidita e poi dipinta con l'utilizzo di "pennelli" di osso o di legno. Con la stessa tecnica erano anche realizzati foderi per coltelli spettacolari nei loro disegni.
In apertura: una parfleche Nez Percè destinata a contenere un copricapo in piume.
Qui sotto invece un mio fodero nello stile del Plateau realizzato con la tecnica delle parfleche. Il motivo, dipinto con pigmenti e colla animale, è preso da una parfleche Nez Percè originale conservata al Burke Museum.

sabato 20 febbraio 2010

La spedizione di Lewis e Clark


Un pò di tempo fa fu organizzata negli U.S. una mostra per ricordare la spedizione di Lewis e Clark. Quella spedizione segnò la nascita degli USA come li conosciamo. Per la prima volta il continente fu attraversato ed esplorato in modo sistematico. Dal loro viaggio i due esploratori riportarono indietro una mole di informazioni sul Nuovo Continente e sui suoi abitanti. Nella mostra a loro dedicata vennero esibiti, fra l'altro, una serie di oggetti che i due esploratori ricevettero in dono dalla tribù incontrate durante il viaggio. Fra questi oggetti vi era un fodero, di provenienza Ojibwa, lavorato secondo la tecnica dell'incisione. Questa forma di decoro è sicuramente la più antica utilizzata dai Nativi tanto che gli oggetti ancora esistenti hanno prezzi esorbitanti. Per la sua realizzazione occorre partire da una pelle "grezza", una pelle, cioè, che non è stata sottoposta a trattamento di concia. Questo particolare tipo di pelle aveva la caratteristica di essere molto resistente ma nello stesso tempo di mantenere una certa elasticità. Era molto utilizzata a tutte le latitudini del continente americano: serviva a creare lacci dalla resistenza leggendaria, le cosiddette "babiche", era indispensabile per realizzare altri oggetti, come ad esempio le racchette da neve, e così via. Per realizzare oggetti decorati con questa tecnica l'artigiano Nativo procedeva ad asportare lo strato superiore della pelle grezza seguendo un motivo predefinito. Tolto il primo strato di epidermide, alla fine del lavoro di incisione, si otteneva un disegno dato dal contrasto fra il chiaro della parte incisa e lo scuro dell'epidermide lasciata. Per ottenere un maggior contrasto di colore si preferiva scegliere la pelle di bisonti cacciati durante il periodo estivo. Il motivo di ciò era semplice: la pelle dei bisonti, in quel periodo, era letteralmente abbronzata dai raggi del sole. Rimuovendo quindi una parte dell'epidermide la parte bianca sottostante creava un forte contrasto con quella di colore marrone scuro rimanente. Questa è la replica che ho realizzato del fodero realizzato con quell'antica tecnica. Ho usato dei "tin cones" (coni di metallo) come ornamenti, ed ho effettuato tutte le cuciture con tendine animale naturale, come era fatto allora.